Anche oggi le parole del Papa vengono riportate da tutti i quotidiani: Roma è scivolata in una pericolosa situazione di povertà e di indigenza, il degrado è ovunque. Il Papa non spiega come un simile monito sia compatibile con la valanga di sgravii fiscali di cui la Chiesa Cattolica gode, incluso il pagamento dei suoi insegnanti di religione (dove, ricordiamolo, "suoi" significa che li sceglie la Chiesa e li paga lo Stato come fa con i ben più titolati insegnanti di ruolo o meno).

Anche oggi il Papa ricorda che la famiglia è il cardine fondamentale della società e che non deve essere insidiata. Cioè non si devono consentire unioni di fatto, coppie civili e altre bizzarrie del genere, orridi frutti di una età della ragione ormai conclusa. Una domanda, eminenza: ma perché queste cose non le ribadisce ai suoi fedeli soltanto, anzichè pretendere che diventino il credo comune di uno Stato Laico? Laico, Le ricordo, deriva dal greco "popolo" e i cattolici non esauriscono il popolo italiano. Invece Chiesa significa comunità. Se Lei già vanta una comunità, e ben nutrita invero, perché non limita a quella soltanto le sue direttive spirituali e morali?

Infine il Papa ricorda come le strutture sanitarie cattoliche siano spesso penalizzate economicamente. Su questo viene veramente da sorridere, visti i quantitativi di denaro che la Chiesa introita già per altri versi. Prendiamo l'otto per mille. C'è chi lo rifiuta in mancanza di esplicita indicazione del contribuente, come i Valdesi. Per tutti gli altri c'è la ripartizione in base alle quote esplicite. Come nel maggioritario insomma: chi ha già preso di più prende pure un extra.

Davvero, ditemi come è possibile che chi con una mano fa incetta di denari, con l'altra possa puntare il dito contro la povertà dilagante. È serio tutto questo?