Ciclicamente, mi ritrovo a scrivere questa riflessione da qualche parte, un blog, un forum, una mailing list. Dato che di vita ne ho una sola, quasi quasi la imprimo qui, per avere un comodo rimando dove indirizzare le persone. E poi, il tema è appunto tornato in agenda.

L'aborto. O, detto clinicamente, interruzione volontaria di gravidanza.

Dell'aborto emergono sempre e solo due cose. Primo: una delle tante foto di un feto, più o meno formato, con tanto di cordone ombelicale reciso. Secondo: che per la Chiesa Cattolica è paragonabile all'omicidio. Questi due punti purtroppo finiscono troppo spesso per esaurire (o meglio abortire) la discussione sull'argomento.

Dell'aborto, raramente, e sempre con voce sommessa, si sente dire anche il resto della storia. Ovvero che l'aborto sia una scelta difficile. Che l'aborto sia determinato, il più delle volte, dall'essere la scelta meno spaventosa (bisognerebbe rifletterci su questo!). Che l'aborto sia prima di tutto, nonché in ultima istanza, una scelta della donna che la riguarda in quanto donna, in quanto gravida, e in quanto potenziale madre, e che la donna ha (purtroppo non sempre nella pratica) il sacrosanto diritto di scegliere nelle condizioni di maggior serenità possibile.

Quello che trovo rivoltante e disumano è questo continuo gioco ipocrita dei Cattolici Anti-Abortisti che ha inizio fin con la pratica del chiamare gli avversari: gli Abortisti, i favorevoli all'Aborto, come se chi è favorevole alla possibilità di scelta sull'interruzione di gravidanza fosse in realtà un Vlad Dracul dalle morbose passioni sanguinarie che gode al sol pensiero di vedere un feto insaguinato.

Oppure come se fossero tutti immorali esseri bestiali (domando perdono alle bestie che sono spesso più umane di noi) che non sapendo come impegnare un pomeriggio si dicessero:

<<che facciamo oggi? Andiamo a ballare? Oppure andiamo ad abortire?>>

Se i Cattolici Anti-Abortisti non fossero ipocriti, articolerebbero la loro posizione spiegando a noi favorevoli alla libertà di scelta, come può:

  • una donna condurre a termine una gravidanza in situazioni difficili, siano esse di natura economica, familiare, lavorativa, o qualsiasi altra, ovvero sia in virtù di quale aiuto e conferito da chi
  • una donna affidare un figlio di cui non possa farsi carico e che, secondo il loro consiglio, abbia però deciso di non abortire, senza che questo abbia a ripercuotersi in alcun modo sulla sua vita
  • ma soprattutto, come possa una donna convivere per nove mesi con il pensiero di portare dentro di se il frutto di quello che può essere stato un atto di violenza, o più semplicemente uno sbaglio compiuto in completa buona fede, con o contro la sua volontà ma soprattutto non più rispondente ad essa

Ma più di ogni altra cosa, questo è quello che io trovo osceno della sfacciataggine con cui costoro spingono e promulgano le loro idee: che non sappiano limitarsi, così come sancito dal Dettato Costituzionale, a spiegare ai loro fedeli, confratelli e consorelle, nelle loro sedi comunitarie preposte, che abortire è un crimine di fronte al loro Dio, e che, essendoselo scelto, a quel Dio devono rispondere. Ma senza però dover pontificare nella vita di quanti abbiano invece scelto un altro Dio, o più semplicemente non ne abbiano trovato alcuno soddisfacente.

Atei e laici in generale ringrazierebbero sentitamente. Non vi dico le donne.